Lo studio della musica come strumento nell’intervento per la dislessia.
“Una malattia non è mai semplicemente una perdita o un eccesso, c’è sempre una reazione, da parte dell’organismo o dell’individuo colpito, volta a ristabilire, a sostituire, a compensare e a conservare la propria identità, per strani che possano essere i mezzi usati.”
OLIVER SACKS

Il bambino dislessico ha difficoltà a riconoscere, e quindi a leggere, il testo scritto, questa inefficienza è in parte ascrivibile a un atipico o inefficiente funzionamento della regione visiva dell’emisfero cerebrale di sinistra.
I musicisti che imparano a leggere precocemente il pentagramma attivano, invece, anche la regione visiva di destra che solitamente è inattivata durante le attività di lettura. Questa evidenza, emersa da uno studio dell’Università Bicocca di Milano coordinato dalla dott.ssa Alice Mado Proverbio, ha portato ad ipotizzare che l’utilizzo della musica, in generale, e della musicoterapia, in particolare, potrebbe fornire un utile alleato per tutti quei bambini che presentano predittori per la dislessia. Lo studio della musica permetterebbe di compensare le difficoltà di lettura andando ad attivare una regione cerebrale supplementare e solitamente inattivata, che potrebbe funzionare come la sua corrispondente nell’emisfero sinistro.
Data la complessità necessaria al riconoscimento delle note i musicisti raddoppiano la corteccia cerebrale impiegata nei compiti di lettura, in quanto per l’analisi del pentagramma è indispensabile attivare non solo il riconoscimento visivo (localizzato nelle regioni cerebrali di sinistra)ma anche un’analisi spaziale globale in cui eccelle l’emisfero destro.
Questo studio, al pari di altri, dimostra ancora una volta la straordinaria plasticità del cervello, e soprattutto di quello in via di sviluppo, che può potenziare e modificare la propria struttura e la propria attività grazie alle stimolazioni ambientali. Conoscere come e quando queste ultime intervengono ci permette di sfruttarle a nostro vantaggio per potenziare o compensare quelle capacità deficitarie proprie di talune diagnosi. Sapere, inoltre, che studiare musica rende il nostro cervello più abile, non solo nella lettura, può essere uno stimolo per grandi e piccini ad intraprendere questa attività che ha molteplici sfaccettature positive.
La musica è una funzione complessa che necessita di ampie reti neurali e le stimola allo stesso tempo. È accessibile a tutti, anche a bambini molto piccoli. La pratica musicale sembra poter modificare – entro certi limiti – le connessioni cerebrali e migliorare alcune capacità non musicali. La musica è un canale privilegiato nel veicolare le emozioni, in maniera efficace e semplice al tempo stesso.
La rappresentazione corticale trovata per alcune aree motorie (es. dita) e uditive nei musicisti dimostra come un training musicale intensivo possa portare a un adattamento funzionale dell’organizzazione della corteccia cerebrale. I cambiamenti nella rappresentazione corticale sono correlati all’età in cui il soggetto ha iniziato a suonare, le ricerche effettuate dimostrano che i musicisti che hanno iniziato a suonare prima dell’età di 9 anni, hanno una rappresentazione corticale più estesa per le aree coinvolte nell’elaborazione musicale, la plasticità cerebrale è visibile anche negli adulti ma è più limitata rispetto a quella dei bambini.
In passato si era pensato che l’emisfero destro fosse responsabile dell’elaborazione musicale ma oggi è chiaro che una dicotomia rigida è troppo riduttiva, in particolare, è stato visto che i fattori importanti nel determinare la specializzazione emisferica sono la natura del training musicale e le strategie usate nell’ascolto e/o nell’elaborazione musicale. Concludendo possiamo affermare che ogni cambiamento nel nostro comportamento – percezione, pensiero, memoria, apprendimento, emozioni – provoca una modificazione nell’organizzazione neurale, la musica può essere uno strumento molto potente per studiare questa relazione e i collegamenti tra le diverse funzioni cognitive.
Come psicologa effettuo diagnosi ed intervento nei casi di dislessia e disturbi di apprendimento e per offrire un servizio ottimale, a chiunque si rivolga a me, adopero strumenti diagnostici di ultima pubblicazione, che presentano le migliori caratteristiche psicometriche, e modalità di intervento che hanno dimostrato la maggior efficacia negli studi evidence- based.
I risultati scientifici come quelli descritti nel presente articolo offrono spunti di intervento innovativi che possono fornire supporto alle pratiche più tradizionali.
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