Gli screening prenatali, ormai sempre meno invasivi, sono molto diffusi e in un precedente articolo (https://caterinastolfa.com/2019/01/05/diagnosi-di-anomalie-fetali-limpatto-psicologico/) ho messo in luce cosa accade, dal punto di vista emotivo, nelle famiglie dopo che viene diagnosticata una anomalia fetale. Oggi vorrei evidenziare un altro aspetto di questo tema: può capitare che queste analisi abbiano come risultati falsi positivi o riscontrino problematiche poi disconfermate da indagini più approfondite.
La diagnosi di anomalie fetali, seppur si riveli un falso positivo, seppur disconfermata, costituisce un vero e proprio trauma che modifica profondamente il vissuto della gravidanza per la donna.

Si parla di “attesa in allerta” (Bernhardt ET al., 2013): aumentano spesso i livelli di ansia e depressione che non riescono ad essere attenuati neanche attraverso altri esami che dimostrino che i precedenti fossero sbagliati e neanche dopo aver partorito il bambino. I timori per lo sviluppo del bambino accompagnano la mamma durante tutta la crescita di suo figlio.
Questa sensazione di allerta, se non supportata e affrontata attraverso il sostegno psicologico, può influire non solo sul benessere della madre ma anche sulla qualità delle interazioni con il figlio e provocare anche difficoltà relative all’allattamento.
È necessario aiutare i genitori ad assimilare gli aspetti emotivi che si sono attivati a seguito dell’errata diagnosi e a gestire le reazioni materne a lungo termine.